Non c’erano molti dubbi sul fatto che sarei finito a fare l’artista. Quando ero piccolo mio nonno materno mi costruiva castelli e fortini usando le confezioni dei panettoni e pandori, non semplici riusi ma dei veri capolavori con torri e ponti levatoi, poi lo guardavo lavorare il ferro battuto. Dipingeva pure, anche se in stile naïf. Mia nonna prendeva dei sassi e li decorava con delicati mazzi di fiori. Uno zio dipingeva belle vedute veneziane e fabbricava deliziose scarpette, come vere, per le bambole. Mia madre disegnava benissimo, anzi era una grande artista a cui è mancata la possibilità di esprimersi completamente ma ha avuto il suo successo. Mio padre invece scriveva ed era amico di artisti tra i quali spicca Pietro Annigoni. Resterà fatale per la mia formazione la visita nel suo studio fiorentino, un colpo di fulmine a 15 anni:avrei fatto il pittore. In collegio, ci ero finito come da prassi come teppista da redimere, cominciavo a guadagnare disegnando. Dopo un biennio alla facoltà di Architettura, l’Arte e le gonnelle mi dirottarono all’Accademia. Alla fine mi fidanzo in pianta stabile con la figlia di un noto artista veneziano, Vittorio Basaglia. Secondo voi avevo possibilità di non finire davanti ad un cavalletto a vita?

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